È stata avviata un’azione legale contro lo Stato da diverse imprese relativa ai “crediti incagliati” del Superbonus 110.
Oltre 250 imprese edilizie hanno deciso di citare in causa la Presidenza del consiglio chiedendo un risarcimento danni per via della questione legata ai “crediti incagliati” del Superbonus, la misura introdotta dal Governo Conte II e finalizzata al miglioramento dell’efficienza energetica e l’ammodernamento del patrimonio immobiliare italiano.
A promuovere la prima class action contro lo Stato in materia di Superbonus è la Cande (Class Action Nazionale dell’Edilizia) ed è nata dopo che una delle imprese associate è finita in causa in seguito al blocco dei crediti. L’udienza è stata fissata al prossimo 4 novembre presso il tribunale di Vicenza.
La Presidenza del consiglio finisce in tribunale per il Superbonus, misura introdotta negli anni scorsi per ammodernare il patrimonio ammobiliare del nostro Paese e migliorare l’efficienza energetica degli immobili.
Nel dettaglio, come riporta la redazione di Tgcom24, la questione riguarda i crediti bloccati in seguito all’introduzione del Superbonus 110, costato allo Stato una cifra intorno ai 160 miliardi di euro. A chiedere un risarcimento allo Stato sono state oltre 250 imprese attraverso un’azione legale promossa da Cande e partita dopo che una delle ditte associate è stata portata in tribunale: l’azienda in questione, a cui erano stati bloccati i crediti promessi, è stata citata dal committente dei lavori che sarebbero dovuti essere portati a termine attraverso la misura.
L’udienza della class action, la prima in assoluto contro lo Stato in materia, si terrà presso il tribunale di Vicenza il prossimo 5 novembre.
A parlare dell’azione legale è il legale dell’associazione, l’avvocato Daniele Marra, il quale ha spiegato che si tratta di un traguardo importante aggiungendo che il magistrato ha deciso di condividere alcune tesi della difesa. Fra queste, ha aggiunto l’avvocato Marra, quella “rappresentata dal fatto che la ditta appaltatrice può essere garantita anche dal legislatore italiano” che “ha inciso in modo diretto su rapporti privati e tra privati, rendendo più oneroso un appalto edile” attraverso i vari provvedimenti di urgenza che hanno sempre di più bloccato la cessione del credito e lo sconto in fattura.
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