L’aspettativa di vita influisce sugli anni di contributi necessari alla pensione. Ecco quanti ne servono oggi per arrivarci.
L’accesso alla pensione tiene conto di alcuni fattori, il più importante di questi è l’aspettativa di vita. Tenendo conto di quest’ultima, ogni due anni il legislatore avvia un processo di revisione dell’età pensionabile, alzando l’asticella in base appunto a quello che è la prospettiva di anzianità dei cittadini; in alcuni momenti storici però, non è soltanto l’età anagrafica ad aumentare perché a cambiare sono anche i parametri richiesti per quanto riguarda i contributi.
In altre parole, aumenta l’età per andare in pensione e, allo stesso tempo, sono richiesti sempre più anni di contributi versati per ottenere l’assegno pensionistico. Un processo di revisione che per quanto ingiusto possa sembrare si rende necessario a causa del fatto che il nostro è un Paese che diventa sempre più vecchio, aumentano gli anziani ma non ci sono abbastanza lavoratori per compensare le uscite pensionistiche: mancano i soldi e di conseguenza i governi avviano riforme nel settore pensionistico.
Nei fatti questo però si traduce in giovani lavoratori odierni che andranno in pensione in età sempre più avanzata e con la richiesta di anni contributi versati che si fa davvero alta. Nei prossimi paragrafi cercheremo di capire quali sono le aspettative per i prossimi anni ovvero quanti anni di contributi saranno richiesti per andare in pensione.
Prima di passare alle proiezioni dei piani pensionistici futuro facciamo un attimo il punto della situazione. Il sistema pensionistico in Italia è così ripartito:
Tenendo conto di questo quadro c’è da dire che la pensione di vecchiaia può essere, sempre tenendo conto dell’aspettativa di vita, ritoccata solo per quanto riguarda la variabile anagrafica mentre i contributi restano invariati. Questi ultimi possono cambiare negli altri tre casi previsti che rientrano tutti nella macrocategoria delle pensioni anticipate.
Queste tre tipologie pensionistiche, quindi, sottostanno all’idea per cui se si vive di più bisogna lavorare di più, per cui bisogna versare più contributi. Il decreto n.4 del 2019 ha bloccato gli adeguamenti rispetto alla prospettiva di vita fino al 2027, anno a partire dal quale inevitabilmente cambieranno i requisiti richiesti per andare in pensione.
Stando ai dati diffusi dall’Istat le aspettative di vita aumenteranno di 2 mesi ogni biennio e laddove questa previsione dovesse essere rispettata i requisiti contributivi pensionistici cambieranno ogni due anni seguendo un preciso schema. Per la pensione contributiva sarà necessario:
Per quanto riguarda Quota 41, invece, a partire dal 2027 l’adeguamento prevede 41 anni e 2 mesi di contributi versati per andare in pensione che aumenta di due mesi per ogni biennio fino ad arrivare al 2039 per cui saranno richiesti 42 anni e 2 mesi di contributi versati.
A partire dal 2027 aumenterà, infine, anche il numero di contributi richiesti per la pensione anticipata. Come accennato prima oggi sono richiesti 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne; tra due anni la soglia sale a 43 anni per gli uomini e 42 per le donne e nei bienni successivi si aumenterà sempre di due mesi fino ad arrivare al 2039 quando saranno richiesti 44 anni di contributi per gli uomini e 43 per le donne.
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