Medici pensione, le condizioni con cui potranno continuare al lavoro i camici bianchi. Vediamo tutti i dettagli.
Esiste in Italia un problema legato al numero dei medici in particolare in alcuni settori come nella medicina di pronto soccorso. Le difficoltà dell’organico di medici del Servizio sanitario nazionale (SSN) sono emerse anche durante l’emergenza Covid e sono rimaste un problema al momento irrisolte con una grave carenza di personale nelle corsie degli ospedali.
Una della questioni è legata al pensionamento dei medici. Oggi la normativa in vigore consente al personale medico di rinviare la fine della carriera lavorativa. Ricordiamo che per altri settori del pubblico impiego l’età per il pensionamento arriva a 67 anni, anche con il sistema attuale di conteggio delle annualità contributive sono comunque necessari almeno 20 anni di contributi pieni.
Attualmente su richiesta dell’interessato, un medico può rinviare il momento della pensione fino a 70 anni, ma con autorizzazione dell’ASL (Azienda sanitaria locale). Un decreto approvato nel Milleproroghe modifica questo limite. Infatti i medici che svolgono servizio nel pubblico (SSN) potranno continuare a lavorare fino all’età di 72 anni.
La scelta resta volontaria ma si potrà comunque restare al lavoro solo fino al 31 dicembre 2025. Chi decide di restare in servizio però non potrà continuare o assumere incarichi dirigenziali in ospedale, quindi non potrà essere primario. Anche chi è andato in pensione dal 1° settembre 2023 avrà la possibilità di rientrare in servizio.
Ad essere coinvolti dalla misure i camici bianchi del Servizio sanitario nazionale. La decisione è determinata dalla possibilità di svolgere un’importante funzione di tutoraggio e formazione del personale più giovane. Ma soprattutto potranno contribuire a limitare la scarsità di personale negli ospedali. Oltre ai medici del Servizio nazionale sono interessati dalla novità anche i dirigenti medici e sanitari del Ministero della salute e i professori universitari che hanno incarichi assistenziali in chirurgia e medicina.
Come accennato ci sono delle condizioni per poter continuare a svolgere l’attività lavorativa. Intanto i primari dovranno rinunciare all’incarico e qualsiasi ruolo apicale nell’amministrazione medica. Anche i medici pensionati entro il 1° settembre 2023 potranno riprendere il lavoro fino al compimento di 72 anni di età. Per quanto riguarda le retribuzione i medici avranno due opzioni.
Scegliere di mantenere il trattamento pensionistico che stanno ricevendo, oppure decidere di fruire della retribuzione spettante per l’incarico assegnato loro. La questione non è chiara tuttavia e molto probabilmente sarà necessaria una circolare di chiarimento da parte del ministero della Sanità.
Con questa soluzione si tenta di rispondere alla carenza di personale che non viene risolta con la presa in servizio degli specializzandi. Un problema che appare di soluzione non facile, legato anche alla limitatezza delle risorse per formare nuovi medici.
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