Pessime notizie per i giovani: la pensione diventa un miraggio con le ultime novità. Chiariamo cosa è emerso.
L’OCSE (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economica) ha lanciato un allarme rivolto ai giovani che si apprestano a entrare nel mondo del lavoro e che lavorano da poco.
Saranno la categoria più penalizzata dalla riforma pensionistica, soprattutto perché l’assegno spettante verrà determinato sulla base del solo sistema contributivo. Chi, inoltre, ha iniziato da poco o dovrà iniziare a lavorare andrà in pensione a 71 anni.
Allo stesso, tempo, però, dovrebbero essere garantite una serie di misure di pensionamento anticipato, come l’attuale Quota 103. Tale meccanismo, tuttavia, presenta delle penalizzazioni, a partire dalle cd. finestre, per l’accredito della prima rata della pensione. Per il 2023, i dipendenti privati devono attendere 3 mesi, mentre quelli pubblici 6 mesi. Nel 2024, però, le finestre verranno, con molta probabilità, innalzate a 7 e a 9 mesi.
Un altro svantaggio della pensione anticipata consiste nel ricalcolo completamente contributivo dell’assegno spettante, per mezzo del quale i contribuenti subiranno un notevole taglio degli importi.
Per i cd. contributivi puri, ossia i lavoratori che hanno iniziato a versare i contributi all’INPS dopo il 31 dicembre 1995, è, inoltre, previsto un requisito aggiuntivo per poter usufruire della pensione anticipata e, cioè, aver maturato un assegno previdenziale pari almeno a 2,8 volte l’Assegno sociale (che, per il 2023, è di 503,27 euro). La Legge di Bilancio 2024 ha, però, innalzato tale requisito, portandolo a 3 volte.
Molti lavoratori saranno costretti ad attendere un bel po’ di anni prima di poter andare in pensione a causa delle condizioni stringenti previste dalla normativa.
A risentirne non solo i giovani ma anche coloro che hanno carriere lavorative discontinue e che non hanno contributi prima del 1996. Elevare il requisito dell’importo della prestazione necessaria per accedere alla pensione anticipata da 2,8 a 3 volte l’Assegno sociale va a penalizzare, infatti, anche coloro che hanno una carriera moderata.
Si discute, infine, su Quota 41 aperta a tutti, che sarebbe uno degli obiettivi del Governo. In pratica, si consentirebbe a tutti i lavoratori di andare in pensione in anticipo, senza dover attendere il compimento dei 67 anni di età, al solo raggiungimento di un preciso presupposto contributivo, fissato a 41 anni.
In ogni caso, si spera in una rivisitazione del principio dell’importo massimo della pensione, per evitare che venga meno l’equità del sistema. Per capire le implicazioni della Legge di Bilancio, non resta che attendere l’applicazione delle nuove misure.
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