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INPS, rimborso contributi: cosa fare se non hai diritto alla pensione?

INPS, rimborso contributi senza ottenere la pensione. È possibile un caso simile, come comportarsi con quanto versato negli anni.

Rimborso contributi INPS è possibile? (codiciateco.it)

Il sistema previdenziale del Paese prevede una serie di modalità diverse per accedere al trattamento pensionistico. Ma che siano pensione anticipate, che variano con gli anni di contribuzione, o di vecchiaia, con le varie deroghe all’età anagrafica, i contributi versati restano un elemento fondamentale per determinarne l’importo.

Questo discorso è valido in modo particolare per i trattamenti dei cosiddetti contributivi puri, cioè per i lavoratori che hanno iniziato a versare dal 1996, anno di entrata in vigore del sistema. Ma resta valido anche per chi ha versato anche precedentemente. Durante la vita lavorativa si fanno dunque dei versamenti, in parte effettuati dal lavoratore, in parte dal datore di lavoro che poi verranno usati nel calcolo di quanto spettante.

INPS rimborso possibile di quanto versato?

Estratto conto previdenziali per valutare i contributi versati (codiciateco.it)

Nel caso non si versino contributi o non se ne versino abbastanza si può ottenere il cosiddetto assegno sociale, che però non è un trattamento previdenziale, ma assistenziale. Cioè non dipende da quanto versato durante il lavoro. Per ottenerlo poi non bisogna superare una soglia di reddito abbastanza bassa. Per una persona sola è di 6.947,33 euro, mentre per una coniugata è di 13.894,66 euro.

L’assegno spetta per intero solo se non si hanno redditi, altrimenti è versato per una cifra ridotta pari alla differenza tra la somma intera annuale dell’assegno e l’importo del reddito annuo percepito. Questa digressione è fatta perché potrebbe essere una possibilità per chi non raggiunge il numero minimo di anni di contributi per una pensione. L’INPS infatti non rimborsa i contributi versati, anche se non concede il diritto alla pensione.

Si rischia di perdere la contribuzione versata, ma insufficiente per una pensione. Bisogna intanto avere chiaro l’ammontare di quanto versato negli anni. Questo è possibile con la verifica della contribuzione versata mediante l’estratto conto previdenziale. A questo punto si può ragionare sull’opportunità di riscatti, versamenti volontari, ricongiunzioni, misure che possono consentire di arrivare al numero minimo di anni per la pensione.

Ma che spesso sono costose, con esborsi impegnativi per i richiedenti. Quindi occorre verificare con attenzione se queste opzioni siano realmente convenienti. Per la pensione di vecchiaia, ricordiamo, servono almeno 20 anni di contribuzione e 67 anni di età anagrafica. Sono possibili delle deroghe, ma rispondono e condizioni particolari e non sono applicabili per tutti.

Per esempio le cosiddette deroghe Amato con soli 15 anni di contributi ma solo per categorie specifiche di lavoratori. Con le regole attuali chi ha solo 5 anni di contribuzione complessiva deve compiere 71 anni di età per andare in pensione e con ogni probabilità con un assegno esiguo.

Vincenzo Pugliano

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