Economia

INPS annuncia: questi pensionati non possono lavorare, o perdono l’assegno

Annuncio importante dell’INPS con una nuova circolare: ecco quali saranno i pensionati che non potranno lavorare e cumulare reddito da lavoro nel 2024. Rischio restituzione pensione e decadimento 

Avviso INPS: questi pensionati non possono lavorare – CodiciAteco.it

l sogno della pensione rappresenta un traguardo ambizioso per qualsiasi lavoratore dopo una vita intera all’insegna del sacrificio. È il momento in cui, dopo una rincorsa mediamente trentennale, si “depongono le armi” e non c’è più bisogno di combattere per la propria sopravvivenza. Ci si regala piuttosto serenità e tranquillità finanziaria, ricevendo mensilmente un assegno sul proprio conto corrente dello stesso valore – almeno mediamente e solitamente – dello stipendio preso negli anni precedenti.

Spesso però c’è un paradosso: la pensione, per quanto meravigliosa, non basta. Manca comunque qualcosa. C’è un vuoto da colmare col tanto tempo libero a disposizione e c’è un solo modo per farlo: rilavorando. Un modo non tanto per guadagnare ancora soldi, quanto piuttosto per tenersi impegnati e dare un senso alle giornate oltre a farlo godendosi la famiglia e spesso i nipotini. Così sempre più ex lavoratori, dopo un breve periodo che assaporano la nuova vita libera e spensierata, decidono di decidersi a nuove attività spesso piuttosto autonome magari a seguito dei figli o altri familiari. Ma non sempre questo è consentito per legge.

Quali pensionati non possono lavorare e l’eccezione

Cosa dice l’INPS ai pensionati che vogliono lavorare – CodiciAteco.it

L’INPS infatti, in una recente ricolare, ha chiarito alcune situazioni dove non è consentito che il pensionato lavori. E farlo comporta uno scenario da incubo: la perdita della pensione. Il riferimento esatto è a coloro che sono in pensione tramite le riforme di Quota 100, Quota 102 e le pensioni anticipate flessibili: in questi casi, specifica l’istituto, non è previsto cumulare con i redditi provenienti sia da lavoro dipendente che autonomo. E vale dal primo giorno del godimento della pensione fino al momento in cui non si maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia.

E’ prevista un’eccezione solo in un caso, ovvero se il lavoro autonomo è occasionale purché non vengano superati i 5.000€ di compensi lordi in tutto l’anno. Occhio però all’errore: l’INPS chiarisce che ai fini del calcolo del limite dei 5 mila euro lordi, vanno considerati tutti i redditi annuali derivanti da lavoro autonomo occasionale, pure quelli riconducibili all’attività svolta nei mesi dell’anno precedente alla pensione e/o successivi al compimento dell’età richiesta per la pensione di vecchiaia.

Rischio anche di restituire soldi all’INPS oltre al decadimento

Insomma, una situazione articolata per cui bisogna davvero capire se il gioco valga la candela col rischio di perdere un bene così grande e duramente ottenuto dopo una vita intera do lavoro e sacrifici. Osare in tal senso, infatti, non solo porterebbe alla sospensione degli assegni ma in più l’INPS andrebbe a recuperare anche le mensilità pagate indebitamente. Significherebbe dunque restituire non poco in base ai mesi trascorsi. Ecco perché, prima di gettarsi in una nuova avventura post carriera, è sempre opportuno parlare prima con un consulente di lavoro o un commercialista specializzato per non rischiare di far disastri inconsapevoli.

Pasquale Edivaldo Cacciola

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