Lavoro

INPS, lotta al lavoro nero in agricoltura. I controlli alle aziende

Lavoro nero in agricoltura, i risultati dei recenti controlli dell’INPS nella lotta al caporalato. Cosa emerge dalle verifiche.

Agricoltura, i controlli INPS sul lavoro nero (codiciateco.it)

Dopo i tragici fatti di Cisterna di Latina con la morte di un operaio indiano, abbandonato in strada dopo aver perso un braccio al lavoro, sono riprese le discussioni e le polemiche sul lavoro nero. Una situazione che coinvolge vari settori produttivi e dei servizi, spesso denunciata dagli organi di informazione, ma mai veramente sconfitta.

I settori interessati dal lavoro nero sono diversi dalla ristorazione all’assistenza familiare, dall’edilizia all’agricoltura. Particolarmente difficile appare la situazione in questo comparto dove il lavoro nero si affianca al cosiddetto caporalato. Si tratta di una vera e propria forma di reclutamento e organizzazione illegale della manodopera, sanzionata dall’ordinamento italiano, ma presente in molte regioni.

Lavoro nero, le ultimi indagini dell’INPS

Lavoro nero in agricoltura (codiciateco.it)

In agricoltura come accennato, il caporalato è una pratica purtroppo diffusa da Nord a Sud. In più non mancano notizie di collegamento tra questa attività e la criminalità organizzata. Proprio sull’onda dei fatti avvenuti in provincia di Latina, dove il fenomeno è ampiamente presente, l’INPS insieme a Ispettorato del Lavoro e Carabinieri hanno avviato una serie di controlli ad aziende e cooperative agricole.

Sono state controllate oltre 109 imprese agricole nelle province di Latina, Mantova, Modena, Caserta e Foggia, di queste 62 hanno presentato delle irregolarità di vario genere. I lavoratori controllati sono stati circa 505 e di questi 236 sono risultati irregolari (una percentuale superiore al 46 per cento). Di questi tre sono minorenni e 136 cittadini extracomunitari. I lavoratori completamente al nero sono 64.

Inoltre 23 di questi sono risultati manodopera extracomunitaria senza regolare permesso di soggiorno. A questa situazione hanno fatto seguito i provvedimenti dell’autorità con 27 sospensioni dell’attività imprenditoriale. Nel dettaglio 17 sono state decise per presenza di lavoro nero, sette per gravi infrazioni alla disciplina della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro e tre per ambedue le violazioni.

L’illecito complessivo registrato è stato di oltre 76mila euro. Per il complesso delle irregolarità emerse dai controlli, le sanzioni amministrative comminate sono superiori a 475mila euro. Sono emerse anche delle posizioni penalmente rilevanti con 56 persone segnalate all’autorità giudiziaria a vario titolo. Tre di queste per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Circa 46 per violazioni in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, sei per la violazione del Testo unico sull’immigrazione e una per furto di energia elettrica.

Dunque una situazione tutt’altro che rassicurante che conferma come nel settore dell’agricoltura resta molto da fare nel contrasto al fenomeno del lavoro nero e del caporalato. Una realtà che si lega allo sfruttamento della manodopera straniera, ma non esclusivamente, come emerge dalle ultime verifiche dell’INPS. La speranza è che l’impegno dimostrato in questi giorni non si esaurisca in breve, appena la cronaca non si occuperà di questo drammatico tema.

Vincenzo Pugliano

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