Se il tuo capo non ti dà le ferie, devi essere consapevole degli scenari che si vengono a crearsi e come puoi agire.
Con l’estate ormai alle porte, si avvicina il periodo delle ferie sognate da mesi e mesi. Momento agognato da tantissimi lavoratori, le vacanze sono un toccasana che ci permette di rigenerarci e ricaricare le batterie dopo un lungo anno carico di attività, tra gli impegni professionali e la gestione della famiglia.
Finalmente il conto alla rovescia all’arrivo delle ferie è partito e c’è chi ha già prenotato una fuga fuori porta: non mancano, invece, coloro che non solo non sanno dove andare in vacanza, ma non hanno ancora chiesto al datore le ferie. Ma cosa si può fare se quest’ultimo non ci accorda il periodo di vacanze da noi desiderato? Scopriamolo insieme nel dettaglio.
Al pari del giorno di riposo, le ferie sono un diritto del lavoratore irrinunciabile, sancito all’articolo 36 della Costituzione e dal Decreto Legislativo 8 aprile 2023 numero 66. La legge prevede un periodo di ferie retribuite obbligatorio all’anno, per un periodo di 4 settimane, di cui 2 fruite nell’anno in corso, mentre le altre entro i successivi 18 mesi, e per sfruttarlo il lavoratore deve ottenere il consenso dell’azienda in merito al periodo di fruizione.
In base al piano ferie, stilato a seconda delle esigenze aziendali e in modo da coprire la continuità dell’attività, il datore può dare l’ok alla richiesta delle ferie. In generale, prima si chiedono meglio è: infatti, se qualcuno ci ha preceduti chiedendo le ferie proprio nel periodo in cui lo desideriamo noi, rischiamo di vedercele negate (qui trovi un approfondimento sulle ferie non godute).
Se il capo non dà le ferie perché qualche altro collega le ha già chieste proprio in quel periodo oppure per rispondere a particolari esigenze aziendali, allora non possiamo fare nulla se non cambiare i giorni delle nostre vacanze.
Quando questi elementi non sono presenti, il datore che non concede le ferie rischia delle sanzioni salate. Se ci si trova in questa situazione ci si può rivolgere a un sindacalista oppure all’Ispettorato Territoriale del Lavoro competente (ITL).
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