Può capitare di ritrovarsi intestati degli appartamenti ai quali non si è interessati, ma dopo quanto tempo è possibile metterli in vendita?
Qualora un genitore o un altro parente abbia donato una casa, il nuovo intestatario può procedere fin da subito con la sua vendita o ci sono dei limiti di tempo da rispettare per legge? Ci sono degli aspetti da considerare prima di poter attribuire una risposta a questa domanda.
Purtroppo, in alcuni casi possono subentrare dei vincoli che impediscono al nuovo proprietario dell’immobile di metterlo in vendita anche per cinque anni di tempo. E’ il caso di analizzare due situazioni in particolare: la prima riguarda eventuali bonus sull’immobile, la seconda è relativa alla successione nel momento in cui il donatore morirà.
Se al momento dell’avvenuta donazione dell’immobile, si ha usufruito di agevolazioni fiscali legate alla prima casa, conosciute come “bonus prima casa”, non si potrà vendere l’immobile per i primi 5 anni dalla data riportata nella trascrizione della donazione. Affinché il beneficio non venga sfruttato a fini speculativi e non per un immobile ad uso abitativo, lo Stato ha definito un limite che impone la proprietà del bene per un tempo minimo.
Per evitare questo blocco temporale, si deve inviare una comunicazione al Fisco prima di procedere con la rivendita. Andrà versata la residua parte delle imposte risparmiate al momento della donazione. La mancata comunicazione e il mancato versamento di quanto dovuto, porterà a subire una sanzione del 30%. Ancora, si può evitare di acquistare un’altra abitazione entro un anno dalla rivendita di quella ricevuta in donazione e la si dovrà adibire a prima casa purché rispetti i requisiti giusti ad ottenere il bonus.
In quanto alla successione ereditaria del donatore, nessuno può impedire a chi ha ricevuto l’immobile di rivenderlo. Tuttavia, un acquirente che non possieda disponibilità economica liquida per acquistare quella casa, troverà difficilmente il favore delle banche nella concessione del mutuo (vedi come poter agire senza il mutuo concesso dalla banca): questo accade perché gli istituti di credito sono consapevoli del diritto da parte di eventuali eredi legittimari di reclamare la quota minima di eredità a loro riservata, la quale può spingerli entro 10 anni dal decesso ad agire a favore della revoca della donazione per ottenere indietro il bene. Questa mossa, chiamata azione di riduzione, è valida anche nei confronti di acquirenti che nel frattempo abbiano acquistato l’immobile: la parola degli eredi vale anche più di di eventuali ipoteche, a meno che:
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