Condizioni di disagio economico possono avere come conseguenza il mancato pagamento di una fattura. Ma cosa comporta da un punto di vista fiscale?
Davanti ad importi consistenti, come fatture riferite a grosse forniture di beni o legate all’acquisto di servizi costosi, ci si può ritrovare in difficoltà con il pagamento. Sorgono, di conseguenza, domande circa le modalità di pagamento e cosa potrebbe accadere se quei debiti non vengono onorati.
Innanzitutto, chiariamo che i termini di pagamento delle fatture variano in base agli accordi contrattuali, al tipo di cliente e a quanto riportato nella stessa fattura, la quale dovrebbe specificare la data ultima per il saldo dell’importo. Normalmente, in presenza di clienti importanti e abituali, le tempistiche sono molto elastiche e possono raggiungere anche i 120 o 180 giorni. Un cliente nuovo, al contrario, potrebbe vedere le scadenze per il saldo fissate per 30 o 60 giorni dopo l’emissione della fattura, se non al momento della stessa emissione della fattura. Ma cosa succede se non si rispettano questi termini e la fattura non viene pagata?
Quando una fattura non viene pagata entro i termini stabiliti, si da avvio ad una procedura di recupero crediti. Quest’ultima prevede, come primo step, alcuni solleciti bonari formulati dal creditore a mezzo mail o telefonico. Hanno l’obiettivo di spingere il cliente debitore a provvedere al saldo dell’importo nel più breve tempo possibile.
Alcuni contratti prevedono delle clausole penali che non rendono necessario l’intervento del giudice ma quantificano in via anticipata il danno causato al creditore in caso di ritardo di pagamento. Comprendono anche delle sanzioni aggiuntive rappresentanti gli interessi legali o convenzionali.
Qualora i solleciti bonari non dovessero risultare sufficienti, il creditore invia una lettera di diffida e messa in mora. Si tratta di un sollecito formale comunicato tramite raccomandata A/Ro o via Pec. Ancora più estremo è il ricordo al decreto ingiuntivo: un ordine di pagamento emesso dal giudice che permette al debitore di opporsi entro 40 giorni dall’arrivo della notifica. Qui si apre la procedura giudiziaria e può comportare il pignoramento dei beni mobili e immobili del debitore.
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