In caso di licenziamento che si ritiene ingiusto, cosa bisogna fare? Come si può provare che si è trattato di una ingiustizia? Ecco una guida completa.
Il mondo del lavoro è sempre più difficile e delicato, dal momento che gli stipendi non crescono mentre aumenta in maniera esponenziale la pressione a cui tutti quanti siamo sottoposti. In tal senso, la via del licenziamento, come è noto, con le leggi alla mano si può percorrere solo in determinate e precise situazioni. Senza i presupposti di base, questa via diventa illegittima. Chiaramente, però, come ogni cosa umana, anche questa ha al suo interno una componente di soggettività che non si può non tenere in considerazione. E per questo le valutazioni sulla gravità della condotta che ha portato al licenziamento possono essere diversi.
Immaginiamo di esser convinti di esser stati licenziati ingiustamente: cosa bisogna fare? La prima cosa da dire è che sono diversi i motivi per cui un licenziamento può essere considerato illegittimo. Il primo caso e più comune è quello legato alla omessa comunicazione preventiva di licenziamento. Si tratta di una situazione squisitamente documentale e, di conseguenza, se mancano questi documenti il provvedimento è nullo. Non serve nessuna prova da presentare. Situazione analoga anche nel caso in cui mancano i presupposti usati dal datore di lavoro per spiegare il licenziamento (come una crisi o la soppressione della mansione).
Il licenziamento è considerato illegittimo anche nel caso in cui c’è effettivamente un comportamento scorretto da parte del lavoratore, ma la sanzione applicata per questa scorrettezza è troppo grande. Per fare un esempio, un lavoratore che viene licenziato per un solo giorno di assenza ingiustificata. Anche in questo caso, la prova dell’illegittimità del provvedimento sta in quanto accaduto e dimostrarlo sarà davvero molto semplice. La prova sta nel fatto.
Uno dei casi più gravi è quello di licenziamento discriminatorio contro, magari, persone con disabilità. In questo caso l’onere della prova è alleggerito e bisogna presentare, come prove, degli elementi che lasciano intuire che la causa del licenziamento risieda proprio nella sua condizione di disabilità. Bastano degli indizi, in tal senso, ed il datore di lavoro dovrà poi dimostrare che non è così. Tenendo a mente che il licenziamento ha dei costi importanti per l’azienda, perdere una causa così sarebbe una duplice beffa.
Il caso più delicato, forse, è quello di un licenziamento ritorsivo. Questo avviene nel momento in cui un licenziamento si spiega come una sorta di vendetta da parte del datore di lavoro contro un comportamento del tutto legittimo da parte del lavoratore. Come per esempio una protesta per far valere un proprio diritto. Il datore di lavoro dovrà dimostrare che sussiste la giusta causa per il licenziamento, mentre al lavoratore l’onere della prova che questo provvedimento ha un carattere ritorsivo.
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