Cartelle esattoriali: scopri il metodo veloce per contestarla se ti è arrivata per Pec, i consigli per non farti cogliere alla sprovvista.
Le cartelle esattoriali sono uno strumento utilizzato dall’agenzia delle entrate o da altri enti, per riscuotere un credito, oltre alle somme dovute all’agenzia delle entrate, le riscossioni riguardano anche altri ambiti come sanzioni del codice della strada, tasse comunali e sanzioni amministrative. Nella cartella, saranno presenti diverse informazioni tra cui l’indicazione dell’importo dovuto, la richiesta del versamento che dovrà essere effettuata entro 60 giorni dalla notifica, le modalità di pagamento, le indicazioni su come richiedere eventualmente la rateizzazione e il nominativo del responsabile del procedimento o di quello di emissione di notifica dell’atto.
Se non si procede con il pagamento entro la scadenza, sono previsti degli interessi di mora per ogni giorno trascorso a partire dalla data della notifica. Gli oneri corrispondono all’agente della riscossione, bisognerà aggiungere anche altri eventuali spese. In alcuni casi, si può anche procedere con il fermo amministrativo dei veicoli intestati al soggetto responsabile. Se il debito supera i 20.000 €, inoltre si può anche considerare l’eventualità di iscrizione di ipoteca su uno o più beni immobiliari del debitore.
La cartella esattoriale, può essere notificato al contribuente in diverse modalità, l’avviso infatti può avvenire attraverso una raccomandata o con la Pec. Oggi come oggi, sono sempre di più le notifiche che vengono effettuate via PEC, la posta elettronica infatti ormai, è obbligatoria per tutti i professionisti e gli imprenditori, tuttavia affinché la notifica si consideri valida è necessario che vengano seguite alcune regole. Se la PEC sarà utilizzata in maniera corretta avrà un valore legale al pari di una raccomandata.
La PEC sarà regolare, se il messaggio da parte di una casella PEC ed arriva ad un’altra casella PEC, l’agente di riscossione, si dovrà preoccupare di inviare la notifica da una casella inserita in modo corretto nei pubblici registri. Questo è ciò che è previsto dal codice dell’amministrazione digitale. Quando si riceve una PEC di questo tipo, bisognerà controllare l’indirizzo PEC del mittente e verificare se è presente nell’Ipa, il registro in cui sono elencati gli indirizzi PEC di pubblica amministrazione. Se l’indirizzo non sarà presente nell’elenco, la notifica sarà da considerarsi nulla e chi l’ha ricevuta potrà presentare un ricorso entro 60 giorni.
Per verificare la validità della PEC, sarà necessario analizzare dettagliatamente la comunicazione, sarà necessario ottenere il file nel suo formato nativo .eml o .msg, in questi due formati infatti il documento potrà essere analizzato e si potrà verificare l’avvenuta effettiva della notifica. In questo caso sarà garantita la presenza delle notifiche tributarie, per la tutela dei contribuenti. Una stampa su carta o un file PDF, non permettono alcuna verifica. Prima di contestare la PEC dunque, il mittente dovrà approvare il corretto invio della missiva e dovrà mostrare i file nativi, altrimenti la PEC è da considerarsi nulla.
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