Cartelle esattoriali, in quali casi l’impugnazione è possibile e quando invece non è ammessa: ecco cosa prevede la legge.
L’articolo 12 comma 4-bis del Dpr 602/1973 riporta delle indicazioni circa l’impugnazione delle cartelle esattoriali. In questi giorni, il Governo è stato invitato a ridurre il divieto contenuto nell’articolo e a estendere i casi in cui è ammessa l’impugnazione diretta della cartella di pagamento. Ecco cosa è stato stabilito e quali sono i casi in cui è possibile ricorrere all’impugnazione delle cartelle esattoriali.
Innanzitutto, occorre chiarire che le cartelle esattoriali sono un sollecito di pagamento inviato a chi non ha pagato i propri debiti con lo Stato, gli enti pubblici, i Comuni, le Regioni, le Province. Nella cartella è contenuta la descrizione delle somme dovute all’ente creditore. Il contribuente è invitato a provvedere al pagamento entro i termini definiti dalla data di notifica.
Un avviso di accertamento non è una cartella esattoriale, ma se non si interviene entro trenta giorni dal ricevimento dell’avviso bonario potrebbe diventare proprio un sollecito di pagamento. Un esempio è quello degli avvisi di accertamento inviati dall’Agenzia delle Entrate, che segnalano le omissioni nelle dichiarazioni dei redditi. L’avviso bonario è quindi una comunicazione inoltrata al contribuente nel caso in cui sono stati riscontrati, attraverso analisi dei dati fiscali, errori o mancati pagamenti. Il contribuente dispone di un periodo di trenta giorni dalla data di ricevimento dell’avviso di accertamento per procedere. I trenta giorni sono estensibili a novanta nel caso di comunicazioni telematiche. Trascorso il tempo indicato, l’avviso si trasforma in cartella esattoriale.
L’articolo 12, comma 4-bis, stabilisce le modalità con cui avviene l’impugnazione della cartella esattoriale. La commissione Finanze del Senato ha avanzato la richiesta di recepire il monito della Corte costituzionale sullo schema di decreto legislativo di riforma della riscossione. Secondo quanto stabilito dalla legge, l’impugnazione diretta della cartella non notificata avviene nei casi in cui il debitore sia in grado di dimostrare una delle tre situazioni riportate di seguito. La prima situazione è quella della possibilità di subire un’esclusione da una procedura a evidenza pubblica; la seconda riguarda il rischio di ricevere il pignoramento del credito vantato verso una pubblica amministrazione; la terza è la possibilità di perdere un beneficio nei confronti di una pubblica amministrazione.
Se il debitore non è riuscito a dimostrare l’esistenza di una delle condizioni citate, i ricorsi avverso pretese debitorie sono stati dichiarati ex post inammissibili. La Corte Costituzionale, con la sentenza 190/2023, ha ritenuto di non poter intervenire dato che la materia in esame è stata rimessa alla discrezionalità del legislatore. La Consulta, viste queste condizioni, ha sollecitato l’approvazione della riforma della riscossione. La commissione Finanze del Senato ha accolto il monito, con il parere favorevole del Governo stabilendo la modifica dell’articolo 12 del Dpr 602/1973.
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