Dove finiscono i soldi di un buono fruttifero postale dematerializzato arrivato in scadenza? E’ bene essere informati sull’eventuale scenario
In Italia sempre più persone che hanno una cifra accantonata, più o meno grande, decidono di investirla in un buono fruttifero postale. Si tratta di un vecchio sistema – passato di generazione in generazione – che garantisce una cifra lenta ma concreta e assicurata, senza mettere assolutamente a rischio il capitale – che è ciò che più conta per tutti – ma riconoscendo appunto un valore maggiorato rispetto alla base di partenza.
Un buono fruttifero una volta si poteva sottoscrivere solo e unicamente in presenza in un qualsiasi ufficio postale, oggi con l’era digitale non è più così: si può serenamente fare anche on line, purché si abbia un conto BancoPosta o un libretto postale. Si decide la cifra da stanziare e la si vincola per un determinato periodo a propria scelta: ovviamente maggiore la durata e più è il guadagno proporzionale, fermo restando che i soldi investiti sono comunque facilmente alla portata e prelevabili da un momento all’altro in caso di necessità.
Nel totale ci sono attualmente dieci prodotti a disposizione, ognuno su misura per le esigenze di ciascun richiedente: chi ha bambini e vuole valorizzare una rendita futura per loro, chi viene da una successione per esempio e anche chi vuole creare una pensione integrativa o congelare una somma per un breve periodo di tempo o piuttosto lungo.
Ognuno ha una durata specifica. ll buon ordinario, per esempio, ha durata ventennale. Sottoscrivendolo oggi avrebbe il termine fissato per maggio 2044: cosa accadrebbe, tuttavia, se si dovesse superare la scadenza senza accorgersene? Dove finirebbero i soldi? La risposta a questo quesito dipende dalla modalità con cui è stato sottoscritto il buono, se nella versione dematerializzata o cartacea.
La prima salverebbe in quanto, raggiunta la scadenza, vengono rimborsati in automatico con un accredito direttamente sul conto corrente dell’intestatario. Il rischio di perdere i soldi invece accade quando si tratta dei buoni emessi non nella versione digitale ma appunto fisica. Premessi che diventano infruttiferi dal giorno successivo alla scadenza, trascorsi 10 anni dalla data di scadenza, questi vanno in prescrizione e non possono essere più prelevabili. “I Buoni cartacei emessi fino al 13 aprile 2001 si prescrivono in favore del Ministero dell’economia e delle finanze; l’importo dei Buoni cartacei prescritti emessi dal 14 aprile 2001, invece, in base alla normativa sui depositi dormienti, è versato al Fondo istituito presso il Ministero dell’economia e delle finanze”, si legge sul sito di Poste italiane.
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