La durata del matrimonio può incidere sulla somma di assegno di mantenimento concessa, se non addirittura renderlo nullo.
In caso di separazione o divorzio, l’assegno di mantenimento è quella forma di aiuto economico che il coniuge che ha un più alto reddito è obbligato a versare all’ex partener. Data l’enorme discrepanza di gender pay gap nel nostro Paese -dove a parità di condizioni, mansioni e titoli di studio le donne guadagnano perché donne molto meno degli uomini- l’assegno di mantenimento è versato, generalmente, dal marito all’ex moglie.
È uno dei costi, se vogliamo così definirlo, della separazione/divorzio. Ora, la somma da versare è stabilita dal giudice che segue la causa di divorzio e che deve tener conto di alcune informazioni e dati come il reddito da lavoro del coniuge che dovrà versarlo oltre il reddito da lavoro di chi dovrà riceverlo, ma immobili posseduti, disponibilità della casa coniugale e così via. Tra questi dati da prendere in considerazione c’è la durata del matrimonio stesso. Che vuol dire, in concreto questo ultimo punto? La durata del matrimonio influenza la somma di mantenimento destinata all’ex coniuge.
Con una sentenza che risale proprio al 2024, la Corte di Cassazione ha stabilito e ribadito che se il matrimonio ha durata troppo breve, per cui non si sono poste le condizioni per cui si nascesse l’affectio coniugalis, allora non può essere riconosciuto neanche il diritto al mantenimento.
Ma che cos’è l’affectio coniugalis? Per la legge è considerata la base fondamentale del matrimonio; è quel concetto per cui non si può parlare solo di innamoramento, che ne rappresenta solo la parte iniziare quella che avvia il processo che determina poi la realizzazione di un progetto di vita insieme. La decisione da parte di entrambi i soggetti coinvolti di fare sacrifici per il bene comune, oltre che di supportarsi. Si fa, quindi, riferimento ad un rapporto più profondo fatto di fiducia e che, di conseguenza ha bisogno di tempo per essere costruito.
Per questo motivo, in situazioni in cui il matrimonio dura molto poco il giudice può anche esimere il coniuge dal reddito più elevato di versare l’assegno di mantenimento. Attenzione però, il tema centrale posto dalla Cassazione, anche in una sentenza del 2018, non è tanto quello della durata quanto invece proprio della mancanza di quel legame affettivo citato pocanzi. Tant’è che non si parla di un arco temporale bene preciso per cui si possa definire troppo breve un matrimonio, anche perché i costumi sociali sono cambiati e i giudici devono tener conto anche di un altro fattore.
Un tempo marito e moglie andavano a vivere sotto lo stesso tetto solo a seguito del matrimonio; oggi invece è di uso sempre più comune andare a convivere ben prima delle nozze. Spesso passano anche anni prima che si arrivi al fatidico sì. Ebbene questi anni di convivenza devono essere presi in considerazione quando si tratta di assegnazione dell’assegno di mantenimento. La convivenza seguita dal matrimonio può aver determinato la creazione dell’affectio coniugalis e quindi anche se sulla carta il matrimonio è durato pochi mesi come un anno, gli anni precedenti di convivenza posso essere stati abbastanza per creare quel legame duratura che dà anche diritto all’assegno di mantenimento.
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