A partire da gennaio l’Assegno di Inclusione ha sostituito il Reddito di Cittadinanza ma i parametri per rientrarvi sono ancora in via di modifica.
L’Assegno di Inclusione è entrato in vigore a partire da gennaio 2024, in sostituzione del vecchio Reddito di Cittadinanza. Con modalità di erogazione simili a quelle del vecchio contributo, l’ADI è destinato al supporto di nuclei familiari con reddito basso o in cui figurino soggetti in difficoltà sociale o invalidità.
La modifica più sostanziale rispetto al vecchio RdC sta nel bacino di utenza. I requisiti di accesso decisi dal governo Meloni, infatti, hanno ridotto il numero di beneficiari. Ma forse lo hanno ridotto un po’ troppo! Ad oggi, infatti, c’è chi definisce l’ADI un vero e proprio flop, che è venuto meno alle previsioni del Governo.
In particolare sembra che i beneficiari dell’assegno, che avrebbero dovuto aggirarsi attorno alle 737mila famiglie, siano in realtà circa 480mila. Ma perché ciò accade? Il problema sta nei requisiti di accesso e in particolare nella severità dei controlli effettuati su tutti coloro che hanno presentato domanda per ADI.
A fine gennaio, infatti, sono state circa 651mila le famiglie che hanno fatto richiesta del beneficio, ma durante i controlli è stato respinto il 28% delle domande. A partire dal 27 febbraio, infatti, si potrà fare ricorso sulle richieste rifiutate. La causa principale? Il superamento della soglia reddituale. A differenza di quanto accadeva con il Reddito di Cittadinanza, infatti, nella scala di equivalenza non sono inclusi i soggetti occupabili, ad esempio figli maggiorenni in età da lavoro.
Per questa ragione si sta parlando di cambiare i parametri relativamente a questa categoria di cittadini, aumentando il valore che gli viene assegnato nelle scale di equivalenza. Per fare un esempio pratico: prima ai cosiddetti occupabili era assegnato un valore di 0,4, con cui si andava a dividere il valore del reddito. Con l’ADI il loro parametro è stato portato a 0, pertanto una soluzione potrebbe stare nel riportarlo a 0,4, oppure nell’aumentarlo fino a 0,2.
Il rischio, intervenendo su questa categoria, potrebbe infatti essere quello di ampliare troppo il bacino di utenza. La ministra del Lavoro Calderone e Natale Forlani, incaricati della questione, dovranno trovare il giusto equilibrio per accogliere più beneficiari nell’Assegno di Inclusione, senza sfociare nell’estremo opposto.
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